Vigamus Academy

Chi spera di poterne fare qualcosa di più di un semplice passatempo ha un punto di riferimento nel mondo universitario che vuol essere una porta d’accesso al mondo del lavoro in ambito videoludico: si tratta di Vigamus Academy, istituzione privata nata nel 2014 dalla collaborazione tra fondazione Vigamus e Link Campus University che al momento offre agli studenti interessati due corsi di laurea — uno triennale in Comunicazione Digitale e uno magistrale in Tecnologie e linguaggi della Comunicazione, entrambi con indirizzo videogiochi e riconosciuti dal ministero dell’istruzione dell’univeristà e della ricerca. L’università ha terminato in queste settimane il suo terzo anno di attività e sta chiudendo le iscrizioni per il prossimo anno accademico; abbiamo approfittato dell’occasione per fare una visita al campus e fare qualche domanda ai personaggi chiave e agli studenti che la frequentano.

Vigamus Academy è situata fisicamente nella sede di Link Campus University, una vasta struttura nel cuore di Roma nella quale per i corsi di laurea con indirizzo videogiochi insegnano oltre 57 docenti. In estate le aule e i viali alberati che collegano le sezioni del campus sono praticamente deserti: le lezioni sono terminate e a popolare gli edifici ci sono solo una manciata di studenti, qualche docenti e il personale amministrativo. Nel corso dell’anno accademico però, ci raccontano, il viavai è intenso: oltre agli studenti che fanno riferimento più in generale alla Link Campus University, quelli iscritti ai corsi di laurea istituiti in collaborazine con Vigamus Academy nei suoi primi quattro anni di attività sono stati più di 200.

Il numero delle matricole iscritte è in crescita di anno in anno nonostante l’offerta di Vigamus Academy si scontri ancora con un pregiudizio duro a morire, soprattutto da noi: quello che un corso di studi inerente al mondo dei videogiochi non garantisca un avvenire sicuro. Inutile sottolineare come si tratti di una percezione infondata: l’industria del videogioco è protagonista di una crescita esplosiva, nel mondo ma anche in Italia, soprattutto a fronte di altri settori i cui studi sono ancora oggi fin troppo gettonati. I tempi stanno cambiando insomma, eppure per ogni studente che ha vissuto il processo di iscrizione senza traumi in famiglia ce n’è ancora almeno uno tra quelli che abbiamo incontrato che ancora ricorda l’espressione dei genitori quando ha parlato loro per la prima volta del percorso sul quale intendeva incamminarsi.

A rasserenare gli animi dei genitori aiuta il fatto che lo sviluppo dell’Academy sta avvenendo di pari passo con l’aumentare del numero degli studenti, che sono dunque seguiti da un corpo docenti in grado di dare loro consigli sulla direzione che stanno prendendo. Il percorso formativo inoltre è unico — gli esami relativi vanno sostenuti tutti e non ci sono confusionari sistemi di crediti né bivi ai quali sentirsi potenzialmente smarriti — e in grado di dare a ciascuno un’idea dell’universo di professioni che gravita attorno al mondo dei videogiochi: dalla programmazione all’organizzazione di eventi connessi con l’industria del settore, passando per la modellazione 3D, il game design e la comunicazione, in ambito giornalistico ma non solo.

Capita così che solo una parte tra gli studenti o ex studenti dell’università abbiano varcato le soglie del campus convinti di intraprendere la strada che invece ora prediligono. Federico inizialmente voleva darsi alla programmazione pura ma ha capito solamente a metà del suo percorso di sentirsi più affine al mondo del sound design; Walter sapeva soltanto che avrebbe voluto avere a che fare con il mondo dei videogiochi, ma senza idee precise che ha sviluppato invece frequentando le lezioni. Alessandro ora fa il community specialist per l’Italia nella polacca Cd Projekt Red, ma ha scoperto la passione per questo lato meno conosciuto del settore solo attraverso l’esperienza, aiutando ad organizzare eventi nell’ambito di uno dei laboratori messi a disposizione dall’istituzione.

Tra le attività esterne ai corsi non mancano un laboratorio di giornalismo, che mette gli studenti al lavoro su testate online e alle prese con la copertura di eventi nazionali e internazionali, e uno quello relativo al game development, che darà vita a partire dal prossimo anno accademico a Studio V, un vero e proprio studio di sviluppo con lo scopo di finalizzare i titoli ideati in laboratorio e a portare i più promettenti sul mercato, per fare in modo che gli studenti possano seguire le proprie creazioni fino alla fase della distribuzione. Presente pure un’offerta sportiva, o meglio eSportiva: all’università è infatti affiliati un team — i Wolves of Rome — attivo su League of Legends, Overwatch e Rainbow Six.

Ultimo ma non meno importante aspetto, gli sbocchi lavorativi non sembrano mancare: tra gli iscritti del 2014 il 100% ha conseguito la laurea triennale già quest’anno (tra ottobre 2017 e febbraio 2018) e il 68% di loro ha già trovato un impiego in aziende del settore. Per il futuro Vigamus Academy e Link Campus University sperano di ampliare la propria offerta formativa, restando consapevoli del fatto che altre università potranno seguire le orme del progetto. La potenziale concorrenza però, racconta il direttore Marco Accordi Rickards, non è vissuta dall’istituzione come un fattore negativo: in un settore come questo — spiega — c’è spazio per un’offerta plurale e ampia.

Lascia un commento

Chiudi il menu